Poche parole

Un giro del mondo per i miei 50 anni. Guardo con una certa tenerezza a questa mia intenzione, perché non deriva da altro che da scelta. Nessuna crisi di mezza età, nessun senso della vita che mi sfugge, niente ansia di fare qualcosa che resti, ché niente resta.
Solo la voglia di festeggiarmi e di girare il mondo; e di farlo in bicicletta, su una bici costruita da me. Visto che negli ultimi dieci anni la potente spinta dell’amore per il mezzo bicicletta mi ha portato a costruirle da me, a partire dalla saldatura del telaio. Ampie tracce di questa esperienza possono essere trovate sul mio sito principale, quello che sul web considero “casa”.

Prima di iniziare qui il percorso che mi poterà al giorno della partenza (presumibilmente intorno a marzo 2014, per poter festeggiare il compleanno chissà dove) voglio avere il piacere, e il dovere, di ringraziare idealmente due personaggi che -insospettabilmente per molti- sono alla base di tutto ciò che in questi anni ho fatto con e per la bici, semplificandola e modellandola fino a portarla ad essere vista con occhi nuovi nel paese in cui risiedo e che di quel mezzo aveva perso la memoria collettiva, resistendo solo in piccole sacche di individualità.

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Il primo è Joshua Slocum. Potete trovare la sua storia in rete. A me, qui, interessa indicare come la sua asciuttezza scarna e burbera sagomata da quasi quarant’anni di mare, al comando già dai 22 anni delle navi commerciali Usa dei tempi della marineria a vela, abbia risuonato da subito in me. Dopo aver letto Slocum ho intuito la potenza della semplicità, rimanendo fregato per sempre.

Il secondo uomo che mi ha insegnato la semplicità e le sue diverse declinazioni pratiche è un altro navigatore, a sua volta influenzato anche da Slocum, tanto da dare il nome “Joshua” alla sua barca più amata, la sua casa vera. Bernard Moitessier. Anche di lui potete leggere in rete, inutile e anche un po’ borioso togliervi il piacere di fare una piccola ricerca.
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Con questi due ringraziamenti non intendo minimamente paragonarmi a nessuno dei due uomini in questione, né in genere né nell’occasione del giro del mondo che intendo compiere nel 2014. Più banalmente, voglio salutare questi due uomini del passato. Lo faccio a testa alta, e conscio delle mie capacità di costruttore di belle biciclette. Se vengono così bene lo devo anche a loro due.

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