Caso o destino

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Il tempio di Efesto, nell’agorà antica di Atene, è -dicono gli esperti di cose antiche- l’unico quasi perfettamente conservato tra i templi della Grecia classica. Ancora in piedi, poco sotto l’Acropoli variamente devastata, sta lì da quasi 2.500 anni.
Non voglio sapere perché sia ancora in così fresco stato. Amo pensare che chi l’ha costruito aveva un terrore sacro di mancare di rispetto al dio metallurgo, creatore di cose e protettore di tutti gli artigiani. Mi piace immaginare la cura estrema, dovuta alla paura di essere fulminati dal dio zoppo, nel progetto, nella scelta delle pietre, nell’accortezza statica, nel taglio, nella posa. Tutti attentissimi: “non possiamo fare un lavoro come gli altri, o s’infuria”. Non mi importa che non sia andata così però forse non sono lontano dal vero.

Con la massima gioia, e una strana devozione, sono andato sotto questo tempio. Non mi inginocchio. Ma una mano sul cuore, inspirando e espirando rispetto: questo sì.

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