L’uomo che non sapeva farsi sponsorizzare le avventure

Vorrei ora affrontare qui l’argomento della mia totale incapacità di vendermi e della mia propensione istintiva a regalarmi.
Magari non sono esattamente appetibile come soggetto da acquistare, però finora qualcosa in vita l’ho fatta e sono abbastanza conosciuto sia nell’ambiente del rinascimento ciclistico italiano sia in parte dagli osservatori dei fenomeni nuovi. Ma questo non mi importa.
Sto per partire per un lungo viaggio intorno al mondo per festeggiare i miei (non ancora compiuti) 50 anni –a proposito, per l’ennesima volta ripeto che ciò avverrà nei primi mesi del 2014-.

Tutti mi dicono: bello! e subito dopo: hai qualche sponsor?

Non ho sponsor. (Se si eccettua la Ambrosio, che mi ha carinamente regalato i cerchi, ma senza chiedere nulla in cambio e senza che io promettessi alcunché: e qui la nomino solo per dovere di cronaca).

E però ho messo sulla bici 4 loghi di altrettanti negozi, senza che loro me l’avessero chiesto e senza aspettarmi nulla in cambio. Dico qui perché l’ho fatto, e fatevi voi i conti di quanto “spaziopubblicitario” ho occupato su una cosa esile come un telaio di bici, in cambio di zero per mia volontà.

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Questo è il primo negozio. Si tratta di un alimentari sotto casa mia, gestito da Lucone, uno degli uomini migliori che conosca.
Lucone ha visto nascere le mie biciclette una per una, e mi ha sempre criticato per la mia mania di non avere freni eccetera. Quando ha visto, inoltre, che c’era gente che aveva cominciato a seguirmi (si parla di una decina scarsa d’anni fa, ora è moda conclamata), mi rimproverò: “Tu così mandi a morire la gente”. Tentavo di spiegargli perché non fosse vero, poi ho rinunciato. E’ dialogando con lui che ho inventato la risposta standard che ormai emetto da anni: “Infatti sono morto”; riuscendo così a tacitare il presuntuoso medio (per quello hard core non c’è cura). Naturalmente lui ha capito da subito quale fosse la mia strategia ma non intende ammetterla perché perderebbe il derby tra me e lui.
Da Luca noi di zona andiamo a farci gli aperitivi più esclusivi ed economici del rione dove abito, ormai infestato da hipster e fighette di ogni sesso.

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Il secondo negozio è quello degli Zii del Pigneto, ovvero Andrea e Piero. Un posto amichevole, dove ogni tanto, pensionato style, vado a fare due chiacchiere e comprare qualche pezzo -e stappare un paio di birre-. Piero è stato in giro per l’Asia all’incirca tre anni, su una tall bike costruita da lui, e ha la necessaria sensibilità e competenza da inquadrare correttamente la costruzione di un viaggio impegnativo. Vorrei sottolineare che non ho mai chiesto loro dei favori o sponsorizzazioni -anche se mi fanno sempre lo sconto- e intendo continuare così. Dunque, me li porterò a spasso in effigie.

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Cosi come farò con il terzo negozio, Olmo Roma. Lì ho comprato i meccanismi per il mio telaio. Un lungo tira e molla con Alfredo, proprietario-meccanico di alto livello, mi ha portato alla configurazione Shimano Lx-Slx-Xt, da trekking. Devo dire che dopo le mie perplessità sulla “stranezza” del movimento centrale octalink, millerighe o comesechiama, Alfredo è riuscito a convincermi (ma non a fare in modo che lui montasse il tutto, come pretendeva: un braccio di ferro che in questo caso ho vinto io). In quel negozio ci vado da decenni e la mia prima bici seria è stata una Olmo: dunque, ecco il terzo sponsor a costo zero.

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Il quarto, e per ora ultimo, sponsor a costo zero, merita un discorso del tutto a parte, perché riguarda molto da vicino l’asse portante del cicloattivismo che in questi anni -tra lo spontaneo, il necessario, il divertente e l’appassionato- un gruppo non molto esteso di persone ha costruito in Italia. Inutile fare nomi, che non direbbero niente persino a chi mi conosce bene, però da qui sono partite molte cose.
Ciclistica in origine era un blog. Creato da Alberto Biraghi, ha raccolto non si sa in virtù di quale incantesimo alcuni tra coloro che hanno davvero messo mano allo stato pietoso della ciclabilità italiana. Tra cui l’immodesto Rotafixa, che tra Movimento(Fisso) e Ciclistica ha così scassato le balle agli itagliani che alla fine la moda della bici a ruota fissa è esplosa.
Ora Ciclistica è un negozio a Milano, uno dei miei 2 preferiti (l’altro è la Stazione). Anche se da Menthos & co. ho sempre avuto trattamenti di riguardo -per semplice amicizia e fratellanza-, anche in questo caso non ho chiesto niente né lo chiedo.

Insomma, sono una sega a farmi dare i soldi per le avventure, e anche per altro (vedasi capitolo quadri). Ci riescono cani & porci, a volte con risultati notevoli, e io non alzo un euro che sia uno. E mi sta pure bene così. D’altronde è la passione che mi muove.

ps: la collocazione degli adesivi non è casuale ma questo riguarda solo me. 

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4 thoughts on “L’uomo che non sapeva farsi sponsorizzare le avventure

  1. Oh, ho letto un articolo su Metro Milano e ho deciso di seguire questa tua avventura folle e assolutamente affascinante
    Non vedo l’ora che tu parta…

    Giuseppe

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