Loro e noi (ovvero la vergogna che dovremmo provare)

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Questa è una delle millanta corsie ciclabili di Barcellona. Percorre l’intera lunghezza di carrer de la Marina, uno stradone-one che dal mare porta alla Sagrada Familla e oltre.
Metto questa foto come apertura del post perché, a quanto mi hanno detto, è solo l’ultima delle corsie dedicate alle bici (e non solo, come vedrete sotto) della capitale della Catalogna. Vogliate notare gli spartitraffico, estremamente efficaci, come pure questi sotto, che di fatto sfascerebbero le sospensioni di qualsiasi vettura si azzardasse a scavalcarli:
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Qui non si vede (ho scattato foto mentre pedalavo) che gli spartitraffico sono orientati per opporre il massimo della resistenza alle gomme dei veicoli a motore: a sinistra il traffico viene verso chi osserva la foto. Ma ci sono molti esempi dell’intelligenza con cui è stata realizzata una rete di corsie ciclabili -davvero capillare- che sia finalmente utile e non semplicemente ludica. Un altro paio di foto qui sotto:
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(Qui sopra notare che il vespinista sta spingendo il suo veicolo per oltrepassare la corsia, dove non è ammesso)

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Vabbe’, la finisco qui ché mi risale il veleno.

Alcune altre descrizioni generali sulla Spagna che ho visto, stavolta a parole perché ho dimenticato di fotografare:

– ogni marciapiede, sia agli angoli degli incroci sia lungo la sua estensione, ha sempre degli ampi scivoli. Non è un caso che abbia visto moltissimi anziani con carrellino di supporto o carrozzella. Qui da noi non escono di casa. Scivoli e zebre sono rispettati sempre, cioé non ho visto macchine parcheggiate mai, così come non le ho viste sulle corsie ciclabili (e questo in ogni città o paese che ho attraversato/frequentato in questi 10 giorni di miniviaggio)
– ogni strada ha la corsia di rispetto molto ampia (tra 1 e 1,5 mt), anche sulla famigerata consolare N340, laddove da noi (esempio: l’Aurelia, che in sostanza è la via che in Spagna diventa N340) lo spazio è estremamente esiguo quando non nullo, a dimostrazione della cultura autocentrica dell’Italia (la linea di vernice bianca viene utilizzata solo per far comprendere la traiettoria ai veicoli a motore)
– sia in città sia fuori (ripeto: anche sulla N340) il rispetto di automobilisti e camionisti verso chi pedala è totale: ampia distanza di sicurezza in sorpasso, rallentamento parecchi metri prima chiaramente percepito.

Sono molti gli episodi che mi hanno sorpreso per la serenità, l’attenzione e la consapevolezza degli automobilisti spagnoli; in alcuni di questi ero io a non dover effettuare questa o quella manovra, e sempre si sono fermati, senza nervosismo o sopportazione: ma semplice consapevolezza della mia fragilità rispetto alla loro possibile nocività, anche se il torto era mio.

Ah: nessun claxon, mai.

La situazione invece appena sbarcato a Civitavecchia: a poche centinaia di metri dal portellone della nave una manovra azzardata di una vettura in banchina stava per farmi cadere in mare; in città zero scivoli e macchine sulle zebre. Ho voluto scattare solo una foto, poi sono andato via con lo stomaco contratto per la immensa miseria del nostro paese, dirimpettaio del loro. L’arretratezza italiana, anche cerebrale nel pensare le cose di strada, è una trave nell’occhio che in pochissimi vediamo, regolarmente negata dalla massima parte; si pensi per esempio alla classica affermazione “i ciclisti sono pericolosi”, espressione di palese sudditanza intellettiva -anche inconsapevole, anzi soprattutto- al modello autocentrico.

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25 thoughts on “Loro e noi (ovvero la vergogna che dovremmo provare)

  1. Ciao Paolo. A Civitavecchia ci proviamo, tanto, e le amministrazioni, lentamente, sembrano rispondere. A luglio è partito (ottenendo grande successo) il bike sharing con 4 stazioni e 40 bici a pedalata assistita che presto dovrebbero diventare 8/80 (su 40.00 abitanti non è male…), a Ottobre è stato inserito nel piano triennale della viabilità un progetto per oltre 10 nuovi Km di piste e corsie ciclabili e zone 30, PROGETTATE con l’ausilio di noi CICLISTI URBANI, e non solo da tecnicI autocentrici. Percorsi che collegheranno il centro e il porto alla stazione ferroviaria, ai grandi parcheggi periferici di scambio, alle scuole, agli uffici più importanti, alle aree periferiche…. Se uscendo dal porto avessi girato a sinistra, invece di percorrere il viale delle “vasche in automobile” ti saresti trovato in una ampia zona pedonale (non una strada ma un sistema di strade, zone 30, passeggiate e giardini), alla fine della quale parte una pista ciclabile che come una spina dorsale taglia in due la città. Alla tua destra avresti potruto percorrere la nuova passeggiata a mare interamente ciclopedonale con un itinerario ciclabile esclusivo che la fiancheggia interamente fino al confine sud della città…L’utenza dei ciclisti urbani è quasi triplicata in due anni, e tutti insieme ci confrontiamo e lavoriamo contro l’inciviltà di chi occupa scivoli, ingressi dei percorsi ciclabili e aree pedonali con il parcheggio selvaggio. Certo, mi dispiace che tu abbia avuto questa cattiva impressione, ma la capisco, venendo da Barcellona… qui siamo in Italia, e il cammino è ancora lungo, ma noi siamo in cammino!

  2. anche subito.
    tollerati da chi va a piedi, senza alcun fastidio, insulto o mossa malevola, e tolleranti (quasi timidi) nei confronti di chi va a piedi, comprendendo di essere in territorio improprio.

    un fenomeno che rientra nel novero della grande serenità degli avventori stradali di quel posto.

    • Scusa se confuto, conosco abbastanza alcune città spagnole e non ho mai visto ciclisti pedalare sui marciapiedi. Ognuno rispetta le regole a seconda del suo status: automobilisti, motociclisti, ciclisti e pedoni. In una parola, i cittadini, rispettano le regole. Ovviamente ci sono le eccezioni. Qui l’eccezione è chi le rispetta. Come dicevi in un altro bellissimo post, la prima grande opera da fare, siamo noi. Grazie per i tuoi racconti!

  3. io ho fatto il cammino di Santiago.confermo il grande rispetto degli automobilisti o camionisti
    verso chi cammina od è in bici.se stai camminando sul marciapiede e accenni di attraversare
    (sulle strisce)si fermano immediatamente.essendo abituato in Italia il mio stupore è stato grande
    e gradevole.non voglio demonizzare gli automobilisti xchè quando saliamo in macchina siamo
    anche noi cosi(il ciclista rompe il pedone rompe e cosi via).dovrebbe cambiare totalmente la nostra mentalità a partire dall’alto.ciao Valerio

  4. +1! le cose cambierebbero se sistematicamente ogni veicolo in divieto di sosta venisse caricata e portata via. non rilasciata finché la multa non è stata pagata. per quanto impopolare come metodo dove ci troviamo noi, l’unica soluzione è la tolleranza zero.

  5. Leggo questo tuo post, indirizzato su FB da Cicloturismo (conosco e seguo) tramite Wunkyai Bent (non conosco). Ho girato un po’ in Europa e concordo con le tue affermazioni riguardo l’arretratezza italica in tema ciclabilità. Solo un po’ mi sorprende che anche una città del sud d’Europa come Barcelona sia a livello quasi danese. Inoltre leggendo velocemente questo tuo blog vedo che stai partendo da Roma per fare il tuo giro del mondo, e penso ti seguirò, perché scrivi piacevolmente e tratti di un tema che mi appassiona (ma io preferisco girarmi solo l’Europa e non mi spingerei in Asia o Sud America o Africa). In bocca al lupo, o buon vento (a favore)!

  6. Bello e triste. Nel mio paesotto le ciclabili ci sono, ma il capoluogo (Modena) è un’altra storia. Tendenzialmente le amministrazioni hanno preferito spendere soldi in parcheggi a pagamento, che ormai invadono ogni metro di strada. La bici evidentemente non consente grosse speculazioni, un tema sensibile per comuni a corto di grana.

    La maleducazione è un capitolo a parte: ci unisce tutti, da nord a sud. Imbarazzante.

  7. Sono tornato adesso da Barcellona e condivido le stesse sensazioni, purtroppo negative per noi. Io vivo a Roma e qui il paragone con Barcellona è ancora peggiore…..

  8. Pingback: Loro e noi (ovvero la vergogna che dovremmo provare)

  9. Pingback: Loro e noi (ovvero la vergogna che dovrebbero provare gli Amministratori in Italia) | takeredpill

  10. Non ti fare illusioni, stai parlando di Barcellona che é come dire Milano, vai a vedere al sud, da Almeria in giú, in bicicletta non avresti nemmeno il coraggio di uscire di casa. Parli di Barcellona come se tutta la Spagna fosse cosí, ti ripeto che é come pensare che quello che sucede a Milano sucede anche il sud. Ma per favore!

  11. Pingback: #ideesparse n°3 – sketches of spain | piombino in bici

  12. Falso: ho vissuto a lungo a Siviglia – è abbastanza a Sud?- e li andavamo tutti in bicicletta (studenti, lavoratori, turisti).
    Rispettati da tutti tranne che dai (soliti) tassisti, l’unica vera piaga era il furto sistematico delle bici.

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