Vi saluto

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(Foto di Francesco Ciccone)

Sono su un treno che finisce a Vienna. La bici è sulla cuccetta sopra la mia testa, variamente smontata e coperta, legata alla rastrelliera portapacchi, ruote sotto le cucce inferiori, borse ovunque.

“Me ne andavo da Roma”, cantava Remotti. Eh. Più o meno la fischietto in treno. Città deludente, dove comunque devo pur tornare: ma ora non ci penso.

Andrò negli stati del Baltico, dopo un passaggio doveroso ad Auschwitz e un pezzo di Eurovelo6; poi S.Pietroburgo, che mi ostino a chiamare Leningrado, treno per il lago Baikal; Mongolia, Cina, chissà dopo.
Intanto voglio uscire dall’Italia, stantio e stolto paese. Voglio andare in posti dove non posso capire cosa dicano gli altri che parlano fra loro: per evitare l’ormai consueto sbocco di veleno. E voglio pensare, molto. Pensare indisturbato.

Buon campionato del mondo, io mi limiterò a girellare intorno al pianeta.

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