Ricapitolando

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Irkutsk, stazione di Irkutsk. Il treno che mi ha trasportato per quasi 90 ore prosegue con arrivo a Vladivostok.

Sono arrivato alle porte della Mongolia, primo obiettivo di rilievo di #escoafareungiro.

Ho pedalato in totale poco più di 1.000 km, solo quelli che mi interessavano davvero. Il resto in treno e una volta in bus. La Transiberiana è un passaggio maestoso, spero che la facciate tutti almeno una volta nella vita.
Le immagini che seguono si riferiscono a Irkutsk, dove sono ora e dove resto un po’: per pianificare bene i futuri 1.000 e spicci (1.110, dice googlemapsss) per Ulan Bator. Ma qui voglio fare un riassuntino di come è andata che sono capitato da queste parti.

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Il fiume Angara, emissario del Baikal e affluente in un altro che finisce nell'Artico

Circa un anno e mezzo fa, prima di compiere 49 anni, iniziai a ragionare su come festeggiarmi per il mezzo secolo presumibilmente in arrivo. La mia bacata persona lasciò che galleggiasse nel suo cervello l’idea di “un giro del mondo”, ovviamente con bici autocostruita visto che mi piace moltissimo costruire da me le bici che poi mi portano.

Da lì in poi una serie di avvenimenti. Il primo di tutti è stata la decisione di operarmi al piede destro, a causa di un’articolazione bloccata che volevo invece funzionante durante il viaggio. “Non sia mai mi si bloccasse su qualche altopiano mongolo”, pensai. Ora la Mongolia è di fronte a me, a meno di 600 km e il piede funziona benissimo.

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Il passo successivo è stato pensare alla bici. Al telaio, veramente. Su consiglio di Pegoretti scelgo tubazioni Columbus Sp, fatte per costruire telai da corsa destinati ad atleti molto alti, quindi come gli Sl ma con maggior spessore per recuperare rigidità, dunque robusti per la mia altezza. Li trovo a Pomigliano d’Arco e parto con la costruzione. Ne risulta ciò.

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Nel frattempo conduco la mia vita normale. È solo il mio mestiere a darmi dei dispiaceri, tra cui quello massimo: provare a non lasciarmi andare, ovvero ostacolare la mia aspettativa di diritto, una specie di sabbatico (6 mesi ma senza stipendio) previsti dal contratto nazionale. La cosa si risolve solo dopo il mio cinquantesimo compleanno, che comunque festeggio simbolicamente con un miniviaggio di prova, una decina di giorni in Spagna. In precedenza avevo provato tutto il cucuzzaro sull’Appennino, per 4 giorni. Nel corso di un anno erano già uscite interviste e articolo sul mio viaggio, peraltro: sono un comunicatore per indole e scelta, la mia seconda natura è comunicare. La prima è essere mio.

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Ma non voglio parlare delle miserie, bensì delle ricchezze di un viaggio che credo sia unico nel mio tratto dato.
Intanto imparare, reimparare, la bici brutta, a ruota libera. Ci ho messo un po’ a comprenderla nuovamente, e in realtà non c’è niente da capire, solo montare in sella e non rompere niente. Questa che mi porta l’ho chiamata “l’Utensile” perciò.
Poi.
Le persone che incontri, le parole che scambi, la constatazione perenne che siamo sempre noi, ovunque.
Le strade; e le macchine, questi occupanti abusivi che dovranno sparire.

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Simpatiche truzzette locali

La “trattativa” sulla mia aspettativa ha portato a cambiamenti di percorso. Inizialmente volevo andare a est e poi ho scelto l’ovest per opportunità (antropie politicamente difficoltose, scarso margine di movimento nelle burocrazie dei Multistan da attraversare), l’allungamento dei tempi mi ha rimesso in carreggiata est per motivi essenzialmente meteorologici: rotta alta nella finestra di caldo nordica.
Il 17 giugno sono montato su un treno per Vienna, da cui sono sceso la mattina dopo e la sera ero a Bratislava.
Da qui treno per Katowice, Polonia, e pellegrinaggio a pedali nel tremendo luogo. Poi Cracovia, Lodz, Varsavia, Tallinn, tutta la meravigliosa costa baltica estone, Leningrado e  Mosca, Transiberiana per Irkutsk, dove appunto sono ora e mi appresto a strafogarmi di caviale di omul, un coregone migratorio del Baikal:

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Omul affumicato

Prevedo un gran bel percorso da qui in Mongolia. Il Baikal è una meraviglia:

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Ma per almeno due giorni ancora me ne sto quatto quatto qui, a Irkutsk.

E scusate per il lungo pippone sul percorso e per i molti link, non lo vorrei fare più; ho creduto che lasciarmi indietro l’Europa per l’Asia dovessere essere cafonamente sottolineato. Forse ho sbagliato però sono felice e scribacchio.

Cordiali saluti, salutatemi quel “grande paese” come lo chiamano i boriosi abitanti di Vitellia, all’ignaro della vera grandezza (solo in Russia ho attraversato 5 fusi orari).

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