Si fa presto a dire Pechino…

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Non so da dove cominciare.

Intanto dalla prima impressione: “è fuori scala”.
Per qualche ora ho avuto difficoltà a prendere le misure; in alcuni momenti a capire se quelle erano piazze o strade. Complice forse anche la foschia? che dicono perenne.

Per dire, la foto che segue è Tienanmen dal lato stretto (è rettangolare, fidatevi):

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Le strade principali sono così larghe che i semafori di attraversamento durano minuti. Le loro traverse sono larghe come autostrade. Per i romani dirò “come la Cristoforo Colombo”.
A lato ci sono quelli che da noi sarebbero le complanari di servizio o passeggio:

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La bici qui è uno dei tanti mezzi in strada., le corsie non sono “riservate” ma “indicate”, e ci passano pure motorini e tricicli da trasporto. Ma tutti elettrici, niente motori a scoppio, non so ancora perché. Mezzo qualsiasi, dunque, tanto che non può entrare nelle aree pedonali, neanche a spinta.
Esempi di corsie indicate alle due ruote:

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La lotta con le auto è arrivata anche qui, da chissà quanto. La lunga abitudine alle bici ha preservato la loro condizione di legittimità a esistere, quindi le azioni automobilistiche non sono pericolose. Ma lo svacco dei vetturini ha preso piede:

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Non ho fatto molte foto dell’occupazione degli spazi, ma più o meno ovunque sia andato il parcheggio sul marciapiede è normale (e oggi ho fatto 65 km solo per un trio di mete qui intorno all’ostello).

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Mi rifiugio appena posso nei vicoli vecchi, gli hutong, per ripararmi dal gigantismo. Sempre per i romani, direi che Pechino è una sorta di Eur (contemporaneo) ingigantito, moltiplicato per mille, forse diecimila, non saprei dire. Un parto della volontà di potere forse più selvaggia e intensa cui assistiamo noi contemporanei.

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Un hutong qualsiasi. Riposante

Scordatevi le folle in bici, e scordatevi pure le bici: anche se qui ce ne sono in notevole quantità. Sono immensamente di più i mezzi elettrici a due e anche tre ruote. Hanno elettrificato anche i vecchi motorini a 2 tempi, quelli stile Peugeot del nordafrica, e persino i tricicli da trasporto e i risciò:

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Non si vede ma ha il motorino elettrico

Al momento sono in un ostello nell’hutong Dazhalan, che mi sembra davvero un rifugio al troppo esterno. Che però, devo dire, in qualche modo comincia ad affascinarmi. Fare 10 km solo per andare in un “qui dietro” ha il suo porco senso.

Per il momento però vado sottocoperta, dal troppo mare che vedo.

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3 thoughts on “Si fa presto a dire Pechino…

  1. Pingback: Si fa presto a dire Pechino…

  2. Paolo, a Pechino cerca l’anatra alla pechinese. C’era un posto suggerito dalla lonely planet (era il 2006) che era fantastico, vicino a tien an men.
    E vai alla grande muraglia, se ce la fai, a simatai (scendendo volando con il cavo).
    Il palazzo d’estate pure vale la pena (ma sempre nel 2006, preolimpiadi).

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