Altre Pechinate: il 798 ovvero l’arte concessa al popolo

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Il regime-vacca nutre paziente le folle adolescenti

A Beijing si trova spazio per tutto purché approvato. Anche per l’arte contemporanea.
Nel distretto appena classificato bo-bo da Wikipedia, -ex industriale ai tempi di Falcemmartello: era l’area produttiva 798- di Dashanzi,  il regime saggio come una massaia e previdente come un fattore ha lasciato sfogare i moderati istinti creativi del popolo, che felice ne affolla le aree per vedere wath’s up today in town. Per in town si intendono i 25 km minimi da Tienanmen che questa città colossale ti fa fare non appena metti il becco fuori dall’uscio.

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Luogo gradevolissimo, preservato e mantenuto a regola d’arte, con un giusto mix di esposizioni, negozietti e localini, il 798 è meta anche di gite organizzate in pullman. Roba che i nostri musei di arte moderna o contemporanea se la sognano. Naturalmente sorvegliato a ingressi e uscite dalle onnipresenti e discrete divise cinesi. Però è gratuito.

L’evidente presenza dell’occhiuto quanto impalpabile papà Partito, l’assenza di dirompenza creativa che ho visto e -non ultima- la presenza della “Seconda biennale Cina-Italia” (vedi foto sotto) non mi hanno impedito di avere un discreto appetito e festeggiare nuovi contributi a #escoafareungiro con un bel piattone di sushi e sashimi a 288 yuan, un po’ sopra le righe locali ma abbondante, molto buono e desiderato da un po’.

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Non visito le sale, visto che sono in bici e non la mollo. E poi non mi va. Se trovo l’ennesima citazione di Marco Polo che chiacchiera con il khan Kubilai o del mitico Prete Gianni urlo.
Il parco tematico offre alcuni spunti, il più audace è questo rapporto orale praticato ad un uomo da un cavallo.

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Me ne sfugge il messaggio ma tant’è, simpatico.

Continue le citazioni alla propaganda dei tempi che furono:

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E così via. Altre installazioni, strategicamente situate in in contesto congruo;

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Il cameriere imbruttito a fianco del ristorante

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Bimbimikia davanti al negozio di oggettistica

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I bravi visitatori

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Dinosauri carnivori di fronte a un altro ristorante

Insomma, un posto ingenuamente simpatico. Lo consiglio, anche per vedere di passaggio la ciccia vera, cioè il China World Trade Center quasi ultimato e i suoi terribili tributi a un’architettura fallica e secondo me ben infitta nel passato.

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Raro esempio di artista italiano ridens, invece che desperado

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Qui, Quo e Qua in versione dragoni cinesi

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