Little Boy e il delta delle ampie isole

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Questa lunga passeggiata intorno al pianeta incontra un altro grande pezzo di storia recente, quella storia terribile che sembra essere l’unica a disposizione di tutti noi.

Sono a Hiroshima, il cui nome evocativo non ha bisogno di presentazioni. Anche se il suo significato, ormai seppellito dalle macerie della prima deflagrazione atomica in corso di guerra della nostra storia, è molto bello: [città dalle] ampie (hiroi) isole del delta (shima).

Nelle due foto d’apertura c’è il simbolo dell’esplosione che, insieme alla successiva di Nagasaki, fece capitolare il Giappone nel ’45: il Dome, in origine un palazzo destinato a esposizioni come andavano di moda a cavallo tra ‘800 e ‘900 e poi requisito in guerra a favore del ministero dell’interno nipponico.
Little Boy, il simpatico nomignolo dato alla bomba sganciata dall’Enola Gay il 6 agosto del ’45, scoppiò in aria a poche centinaia di metri da lì, devastando ogni cosa e uccidendo immediatamente tra  70.000 e 90.000 persone, numeri ancora incerti. Altre decine di migliaia sarebbero morte poco dopo per le conseguenze di ustioni e radiazioni.
Il Dome rimase grossomodo in piedi. Il suo aspetto precedente era questo:

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Per una ventina d’anni restò lì e anche al centro di un dibattito tra chi ne voleva l’abbattimento per rimuovere la dolorosa memoria e chi ne voleva invece fare un monumento alla stessa dolorosa memoria, e un avvertimento a tutti i posteri. La spuntò la seconda fazione, quando un altro relitto dell’epoca crollò: divenne a tutti evidente che abbattere anche il Dome sarebbe stata una perdita. Nel ’67 iniziarono i lavori di mantenimento. Sono state conservate anche parte delle macerie intorno e dentro:

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È sorprendente constatare come solo nel ’96 questo monumento alla furia di noi scimmie pazze venne dichiarato Patrimonio mondiale dell’umanità.
Oggi il luogo è incastonato all’interno del Parco memoriale della pace, che ospita diversi altri monumenti in tema. Come quello dedicato alle diverse migliaia di bambini morti quel giorno, e negli anni successivi.

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Tutto lascia spazio alle riflessioni personali su ciò che accadde, ma anche un senso di tranquillità misto a serietà che non contrasta per niente con l’enormità dell’accaduto.

Leggendo qui e lì mi sono imbattuto nella storia di Tsutomu Yamaguchi, che non avevo mai sentito prima.

Costui, a Hiroshima in viaggio di lavoro, sulla strada del ritorno si accorse di aver lasciato un timbro importante in città e tornò indietro, restando colpito dall’esplosione. Ustionato, ferito e mezzo cieco vagò per le rovine di Hiroshima fino a riuscire ad addormentarsi. Il mattino dopo trovò una stazione di treni appena rimessa in funzione, alla periferia ovest della città, e riuscì a tornare a casa, a Nagasaki. In tempo per prendere la seconda bomba atomica, sganciata il 9 agosto, proprio mentre raccontava al suo principale l’incredibile tragedia di Hiroshima.

Yamaguchi è morto nel 2010 a 93 anni (per un cancro allo stomaco), e solo l’anno prima il governo giapponese aveva ufficializzato il suo status di unico umano ad essere sopravvissuto a due esplosioni atomiche.

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rotafixa

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One thought on “Little Boy e il delta delle ampie isole

  1. Ogni volta che leggo Nagasaki ripenso a suor Apollinare, una monaca giapponese della scuola elementare che ho frequentato, lei sopravvisse alla seconda esplosione e ne era testimone, mi ricordo del suo racconto che ci fece per farci capire l’assurdità della guerra e la stupidità di noi scimmie glabre.
    M!!!

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