Finca y tierra verde

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Non si comincia mai dalla fine ma lo faccio ugualmente. L’ultimo giorno in terra cubana lo trascorro quasi per intero nella davvero meravigliosa Finca Agriecologica di Vignales, forse la zona più bella dell’isola; di sicuro la più bella che ho visto io.

Gestita dal carismatico Wilfredo Garcia, leader campesino di una comunità agricola che comprende 24 famiglie, e da sua figlia Rachel, una strana bellezza bionda nella terra del tabacco che sembra trasferirsi per osmosi sulla pelle, la finca (fattoria) è entrata a fare parte di un programma Onu per il miglioramento delle capacità produttive agricole seguendo metodi naturali.
Nel senso che l’Onu va lì a imparare da chi le cose le sa davvero.

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Wilfredo ha quadruplicato i raccolti in pochi anni, passando dai 680 quintali dell’inizio alle 4 tonnellate dello scorso anno. Usa solo concime organico tradizionale e compost lavorato dai lombrichi.

La mia non è stata una visita preordinata: ci sono capitato per caso, seguendo la strada per il vecchio cimitero. Né ero lì per una delle visite guidate che, ho visto in seguito, vengono organizzate dalle guide locali. Ero lì solo per mangiare in pace godendomi la vista della Valle del Silencio.

“Non vogliamo pubblicità, per poter avere il tempo di parlare con chi viene qui”.
L’antica semplicità di questa frase di Rachel mi sorprende. Non tanto, visto quanto ho imparato dal soggiorno cubano, intensificato dai km in bici e dall’assenza di incontri con italiani, via web compreso. Un periodo molto arricchente.
Avevo chiesto alla signora della fattoria perché di questa finca non ci fosse traccia nelle guide o negli Infotur statali. La risposta l’ho scritta sopra.

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Ma ne parlo ugualmente, perché mi fa piacere mostrare che esiste al mondo  ancora un modo normale di vedere le cose. E di cucinare meravigliosamente, con una cucina economica, cibo ben coltivato, carni ruspanti di animali che vivono a lungo. E di farmi insegnare qualche utile trucco dal sapiente Wilfredo.

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Antipasto per uno

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I giorni cubani in bici sono stati molto belli e calmi, con distanze mai superiori ai 60km al giorno, soste frequenti per l’idratazione a base di succo della canna da zucchero e ovviamente birra. Non consiglio di esagerare col rhum.

Siccome la coperta è sempre stretta, la bellezza delle strade è funestata a tratti dal fumo densissimo dei camion o di quelle vetturacce immonde lasciate sull’isola dopo la rivoluzione del ’59, degli zombie a motore che i cubani rivitalizzano continuamente, diariamente e da decenni. Di questi catorci ultrafotografati dai turisti e ben presenti nell’iconografia cubana non ho voluto scattare neanche un’immagine.

(Segue tra qualche giorno)

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rotafixa

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