A casa del Grande Inquisitore, Pedro Arbues

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Attaccato su due fronti, il raffreddore e il maltempo, decido di restare un giorno fermo a Saragozza.
Mi trascino per l’ostello, in pareo, maglietta e mal di testa. Così, non avendo niente di serio da fare, guardo meglio quest’ostello trovato per caso passando lungo calle de los Predicadores diretto alla piazza principale, il Pilar.
È un edificio che risale al XV secolo, ben ristrutturato in occasione della locale Expo del 2008 (mai sentita prima) e gestito da Hostelling International.

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Serve molto ai pellegrini del Camino di Santiago: qui ne passa uno dei tanti, quello dell’Ebro. L’ostello è infatti invaso da anziani tarantolati, in questo caso francesi.
M’incuriosisco, sorseggiando il caffè, per un murale sadoreligioso, in stile tatuaggio vintage:

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Due tizi assassinano un prete: qui c’è una storia, mi dico.
“Quello? Ricorda l’assassinio del grande inquisitore di qui, Pedro Arbues. Questo palazzo era casa sua”, mi dice Javi’, uno dei gestori dell’ostello.
Arbues venne ucciso, in realtà da 8 persone, nella cattedrale qui vicino. Era odiato da molti per la ferocia delle sue persecuzioni, e per i molti morti torturati e bruciati che la sua azione provocò. Giunse al suo prestigioso incarico inviato direttamente da Torquemada, suo grande estimatore. Si era sotto il regno di Ferdinando II di Aragona e Isabella di Castilla, gli stessi che sponsorizzarono il viaggio di Colombo e allo stesso tempo foraggiarono quel fenomeno orrendo chiamato Inquisizione.
Saragozza fu conquistata nell’VIII secolo dagli arabi, che rimasero qui quattrocento anni facendo dell’antica Cesar Augusta, da loro tradotto in Saragusta, un centro di eccellenza per le arti e la cultura. In particolare per la tolleranza religiosa tra musulmani, cristiani ed ebrei.
Probabilmente viene da questa lunga tradizione il classico ribaltamento della frittata: tornata in mani cristiane, Saragozza vide uno dei periodi piu feroci della persecuzione ebraica in Spaga.
Arbues, il protagonista principale di questa persecuzione, venne beatificato da Alessandro VII nel 1662 fatto santo e martire da Pio IX nel 1867.
Dopo il suo omicidio si scatenò una nuova persecuzione.
Don Pedro lavorava anche a casa, tenendo alcuni processi nel sotterraneo. Che oggi è un bel locale dove si beve e si suona musica dal vivo, ieri una lunga nottata jazz.

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I devotissimi locali ed esteri sciamano tra le due grandi chiese, quella del Pilar e quella del Salvatore, acquistando souvenir del consueto pregio

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e in generale intralciando le pedalate dell’incauto ateo che si avventura tra vicoli e basiliche.

Non sono entrato nel castello dell’Inquisizione, che sono andato a cercare per curiosità, perché all’ingresso (5€) non mi hanno fatto mettere la bici nel parcheggio, notevolmente ingombro, dedicato alle macchine del personale. Lo si trova sul web (vedi foto sotto) cercando Aljaferia, costruito dagli arabi e residenza della dinastia musulmana regnante.

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Girellando, trovo pure una pessima statura di Cesare, sul viale a lui dedicato:

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Viale che, a differenza di quello dei Fori Imperiali a Roma, dove un altro regime ha posto statue simili, è percorso da un moderno tram. Cosa che sui trafficatissimi Fori Imperiali (non si creda alle fole sulla truffaldina pedonalizzazione) pare non si possa fare per il veto della Soprintendenza ai Beni archeologici.

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La pietra dell’acqua

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Non ho mai visto un modo più semplice di depurare l’acqua.
Dallo sbarco degli spagnoli in poi i cubani usano questa pietra, che si trova su Isla de la Juventud e nella zona di Cortes, sud ovest di Cuba, per bere acqua potabile fresca, in poco tempo e senza usare il fuoco o il calore del sole.

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Non ci sono fori. L’acqua filtra semplicemente attraverso il minerale e ogni impurità resta nel recipiente.

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Una replica esatta di ciò che avviene nello stato di natura.

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Avanzare indietro nel tempo

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Da qualche parte nel cielo sopra l’oceano Pacifico sono passato da domenica a sabato.
È l’effetto della convenzione internazionale conosciuta come linea del cambiamento di data, un fuso orario arbitrario che sul nostro pianeta fatto a palla marca il confine tra un giorno e un altro. Segue malamente il 180° meridiano, stiracchiato di qui e di lì a seconda delle esigenze concrete o delle convenienze degli stati. La cosa porta a divertenti paradossi, quando si è in vista di terra (come nel caso delle isole Diomede, una russa l’altra statunitense, che si fronteggiano e vivono perennemente in giorni diversi), ma il meridiano passa quasi totalmente in mare.
Si passa da oggi a ieri verso est, da oggi a domani verso ovest, qualunque cosa vogliano dire a questo punto.

Credo quindi di aver guadagnato un giorno di vita: partito dal Giappone alle 15 e spicci del 24 agosto, sono arrivato in Messico dopo 13 ore di volo  ma dopo le 14 del 24 agosto.

Il che, in sintesi, dovrebbe voler dire che quando Thanatos verrà a prendermi avrò un giorno vissuto in più di quanto risulti dai suoi calcoli.
O no? Non mi fido granché dei miei, vorrei che qualcuno confermasse questa impostazione forse troppo pro domo mia.

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Fine del viaggio in Asia. Si continua dal Caribe

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Domani prendo un volo con destinazione finale Cuba e scalo -di 20 ore- a Città del Messico.
In appena due mesi circa sono arrivato in Giappone. L’uso del mezzo collettivo, che si tratti di treno, nave e in un caso bus, ha dato a #escoafareungiro due diverse velocità però armoniche nel tipo di viaggio che avevo pensato, e che sta realizzandosi davvero.

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