Arriva Halong, il taifun

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Da domani arriva il tifone di cui parlavo nel post precedente. La traiettoria mi prende in pieno (sono a Kobe, per assaggiare il famoso bove locale). Dovevo andare a Shikoku domani, invece dovrò aspettare giorni. Almeno tre, se tutto va bene.

Problema n° 1: non ho al momento un posto dove stare. L’albergo in cui sono non ha posto, e l’ostello che ho trovato in seguito neanche, ma solo da domenica. L’animale arriva sabato.
Passerò le prossime ore a cercare un rifugio.

Problema n° 2: è molto difficile prendere soldi al bancomat, oggi ci sono riuscito quasi per caso, non ho molti contanti. Ho però degli euro d’emergenza, che tenevo per paesi meno tecnologici. La sorpresa Japan si manifesta anche così.

Problema n° 3: quasi nessuno accetta pagamenti elettronici con carte non giapponesi, e nessuno che sia economico.

Problema n° 4: come si fotografa un tifone?

Problema n° 5: come evitare di ricevere consigli basati solo su opinioni, se non cazzeggi di vario tipo?

rotafixa

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Tempesta di sushi, ciabatte politiche

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Questo fu solo l'inizio, poi dimenticai di avere una fotocamera e una vita

In navigazione sul pregiato mar della Cina mi erano arrivati segnali di un taifun incombente, che mai venne: pregustavo già una giostra gratis.

Disperato, mi rifaccio in una bettola sushi di Tennoji, quartiere forse già gentrificato ma a ridosso di Nishinari/Shinimamiya dove ci sono gli ordinati e addossati bordelli. Le luci sono bianche, non rosse:

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A ogni lume bianco corrisponde un'attività, gestita da una donna anziana e agita da una donna giovane

Tornando al sushi, ho tentato il suicidio ma non ci sono riuscito. Arresomi, il conto finale è stato di appena 2.300 yen, meno di 20 €.

Pregusto un passaggio niente male, in Giappone. Domani parto verso il sud alla ricerca delle zone rurali. Ma c’è sempre l’italiaccia a molestarmi con pessime notizie sulla lotta per una civiltà stradale per il mezzo della bici, e mi sono ricordato perché ho delle ciabatte speciali in viaggio: per ricordare il posto giusto di quel paese, sotto i piedi.

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La dedico ai deputati di Sciolta Civica in commissione Trasporti della Camera. Loro ormai sanno perché

Certo, noi abbiamo i cablaggi pubblici ordinati però, mica come in Asia, vuoi mettere.

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Eh che soddisfazione, no?

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rotafixa

Normalità della bici in città, l’esempio cinese moderno

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Domani mi imbarco per Osaka e lascio Shanghai, che insieme a Pechino è stata la mia unica esperienza cinese. Propongo dunque qualche mia impressione sullo stato dello spostamento personale nelle due più grandi città cinesi.

1) La bici, qui, è un mezzo assolutamente normale, né meno né più degli altri. La prova è che le è vietato l’accesso nelle aree pedonalizzate come se fosse un’automobile; ma ha uno spazio indicato -e a volte protetto, per l’intrinseca fragilità dell’insieme uomo/mezzo- su ogni lato di ogni strada. Spazi che valgono anche per i motorino, i tricicli e i carretti, sempre per lo stesso motivo.

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Shanghai

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Pechino

2) La bici può quasi tutto, come i taxi peraltro (che però non usano il controsenso perché larghi). Ha solo un predatore naturale, l’autobus, che domina incontrastato le strade. I taxi inoltre seguono le stesse regole di traiettoria delle bici e bisogna evitare di intersecarsi.

3) Andare di notte senza luci è normale e gli altri se lo aspettano. Questo perché il numero immenso di motorini elettrici lo favorisce: hanno l’abitudine di non accendere le luci per risparmiare energia. È un dato di fatto compreso e avallato da tutti, e le luci diventano d’un tratto inutili.

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4) Il rispetto automobilistico per le bici è piuttosto alto. Non come in Svizzera o nei paesi del nord Europa, ma simile anche se diverso. Deriva, secondo la mia sensazione, non da una nuova educazione stradale ma al contrario da una antica. Qui la bici non ha mai smesso di esistere su strada, e la sua presenza è un dato di assoluta normalità, che non induce comportamenti concorrenziali o peggio di stampo direi xenofobo: tutti ne hanno una e hanno amici e parenti che la usano. Il ciclista insomma non è l’estraneo. Non mi sono mai sentito così tranquillo in città così trafficate.

4bis) Nessuno corre.

5) Avere una targa in Cina è una lotteria, nel senso letterale del termine. Oltre a costare molto, la targa viene estratta a sorte ogni due mesi, pare che la quota di vincitori sia di uno su mille, grossomodo. Non assicuro l’esattezza di questa informazione, che mi deriva da semplici chiacchiere con chi ho incontrato.
Il che comunque vuol dire che l’intenso (ma fluido) traffico veicolare potrebbe essere immensamente peggiore.
È un’idea che andrebbe consegnata agli amministratori italiani, se ce ne fossero ancora di vivi.

Dal sarto a Shanghai

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Anziani passano la calura e la domenica giocando a ma jong, accanto alla soprelevata

Tornato a una dimensione di città accettabile per la mia percezione europea, l’ex colonia di tutti Shanghai mi lascia anche il tempo per andare dal sarto a farmi fare una camicia di lino, color “reggi lo sporco”.

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Ormai sono in estate piena, e asiatica. Umidità 58% e 35 gradi, si suda parecchio e una camicetta fresca me la posso permettere (150 yuan, 18€ circa). La ritiro domani, e forse prendo accordi per una serie da spedire in Italia.

La Shanghai delle foto di propaganda è questa del/dal Bund, il lungofiume:

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Però sotto i grattacieli ancora brulica di vita. Chissà per quanto.

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Tamarrata notturna per rendere potabile la soprelevata, Ya'an road

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Maid japan style sorprese dall'ingresso del turista cazzone

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Beijing rd regno dei ferrementa. Maledico la mia impossibilità di fare carico

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Otted e i suoi amici mi accolgono benissimo


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A casa di Otted

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Per dovere di cronaca: gita alla Grande Muraglia

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[Il dovere di cronaca mi ha sempre messo nei guai]

Confesso: oggi ho fatto il gitante e mi sono regalato una visita alla Grande Muraglia.
Inizialmente non volevo per snobismo endogeno. Poi mi sono mandato a quel paese, ho idealmente indossato la divisa da Fantozzi e sono andato in gita con quelli dell’ostello, più un assurdamente simpatico gruppo di giovani romani, di cui uno con minichitarra, suonata salendo (Andrea, che peraltro frequenta la ciclofficina del Gazometro).

Qui le foto. Due parole prima: il tratto è in una parte che l’ostello assicurava priva di masse turistiche e di shopping, in parte in corso di ristrutturazione; la pendenza è assurda, al limite del primo grado (a quattro zampe, o carponi); la foschia che permea Pechino è presente anche qui, segno che l’inquinamento non ne è la causa.

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Giuliano, Andrea con chitarrino, Giulia, Marco, Livia.

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Altre Pechinate: il 798 ovvero l’arte concessa al popolo

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Il regime-vacca nutre paziente le folle adolescenti

A Beijing si trova spazio per tutto purché approvato. Anche per l’arte contemporanea.
Nel distretto appena classificato bo-bo da Wikipedia, -ex industriale ai tempi di Falcemmartello: era l’area produttiva 798- di Dashanzi,  il regime saggio come una massaia e previdente come un fattore ha lasciato sfogare i moderati istinti creativi del popolo, che felice ne affolla le aree per vedere wath’s up today in town. Per in town si intendono i 25 km minimi da Tienanmen che questa città colossale ti fa fare non appena metti il becco fuori dall’uscio.

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Luogo gradevolissimo, preservato e mantenuto a regola d’arte, con un giusto mix di esposizioni, negozietti e localini, il 798 è meta anche di gite organizzate in pullman. Roba che i nostri musei di arte moderna o contemporanea se la sognano. Naturalmente sorvegliato a ingressi e uscite dalle onnipresenti e discrete divise cinesi. Però è gratuito.

L’evidente presenza dell’occhiuto quanto impalpabile papà Partito, l’assenza di dirompenza creativa che ho visto e -non ultima- la presenza della “Seconda biennale Cina-Italia” (vedi foto sotto) non mi hanno impedito di avere un discreto appetito e festeggiare nuovi contributi a #escoafareungiro con un bel piattone di sushi e sashimi a 288 yuan, un po’ sopra le righe locali ma abbondante, molto buono e desiderato da un po’.

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Non visito le sale, visto che sono in bici e non la mollo. E poi non mi va. Se trovo l’ennesima citazione di Marco Polo che chiacchiera con il khan Kubilai o del mitico Prete Gianni urlo.
Il parco tematico offre alcuni spunti, il più audace è questo rapporto orale praticato ad un uomo da un cavallo.

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Me ne sfugge il messaggio ma tant’è, simpatico.

Continue le citazioni alla propaganda dei tempi che furono:

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E così via. Altre installazioni, strategicamente situate in in contesto congruo;

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Il cameriere imbruttito a fianco del ristorante

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Bimbimikia davanti al negozio di oggettistica

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I bravi visitatori

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Dinosauri carnivori di fronte a un altro ristorante

Insomma, un posto ingenuamente simpatico. Lo consiglio, anche per vedere di passaggio la ciccia vera, cioè il China World Trade Center quasi ultimato e i suoi terribili tributi a un’architettura fallica e secondo me ben infitta nel passato.

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Raro esempio di artista italiano ridens, invece che desperado

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Qui, Quo e Qua in versione dragoni cinesi