Ferragosto, pranzo in famiglia. Di Fukuoka

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“Ma tu sei consapevole che ciò che stai facendo è decrescita pura?”. Era il 2003. Una mail di Luigi Pirelli, pugliese trapiantato a Roma e ora in Galizia, buon praticante di resistenze, mi apre gli occhi su una visione teorica e pratica di un agire (non solo economico) altro, di un modo differente di vivere. Una radicale rimessa in discussione di, praticamente, tutto.

Mi trovavo nel periodo vulcanico della riscoperta della bicicletta, della sua rivisitazione a mio modo, dell’autoapprendimento artigianale e di recupero. Avevo già fatto qualche mostra e il mio modo di concepire la bici iniziava a girare.
Ginetto dunque mi svela l’esistenza della decrescita, “felice” per aggiungere l’aggettivo caro ad Alex Langer e poi fatto vivere da altri.
Al mio solito mi tuffo completamente nella bella scoperta, trovando un quadro teorico perfetto per ciò che sentivo, praticavo e divulgavo.
Dal meccanismo a energia metabolica alla fonte di questa energia (il cibo) il passo fu brevissimo: ricerche anche lì.

Fu così che imbattei in Masanobu Fukuoka e la sua “agricoltura del non fare”, come venne definita da altri. In realtà di lavoro da fare ce n’è. Ciò che Fukuoka fece ha un portato devastante per l’agricoltura industriale (un ossimoro a cui non facciamo neanche più caso). In buona sostanza, si può dire che quel piccolo e moderato, anche se ferreo, giapponese reinventò totalmente il modo di coltivare, lo stesso da oltre 10.000 anni: mise completamente da parte l’aratura.
Morì, a 95 anni, il 16 agosto 2008. Ha insegnato molto a tutti, anche se parecchi (me compreso, pur avendo il mio piccolo orto urbano) hanno scelto strade non agricole per praticare il rifiuto a un modello economico insopportabilmente ingiusto e un’alternativa migliore. One straw revolution, in italiano La rivoluzione del filo di paglia, è un testo di riferimento per molta parte dell’agire etico.

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Una delle ultime foto di Fukuoka, da Wikipedia

Arriviamo al 2014, anno del mio lungo aprile. Sono in giro per il mondo, con una bici fatta da me: culmine attuale di un percorso piuttosto lungo nel rimettere in discussione pratiche e dinamiche personali e sociali.
Il Giappone non era, alla partenza, nell’itinerario. Ma infine eccomi qui, una nave da Shanghai di cui non ero a conoscenza mi ha facilitato enormemente il cammino per l’Occidente.
Non avendo mete particolari, scelgo Shikoku per pedalare e mi riprometto di visitare i luoghi di Fukuoka, che coltivava su quest’isola, a Iyo.

E qui finiscono le informazioni.
Cerco in rete, chiedo sui social. Nessuna informazione diretta sul luogo esatto. Solo Toni_i mi fornisce la mail di un tipo inglese che dovrebbe saperlo, ma il tipo non risponde. È agosto per tutti, d’altronde. Sono davanti a un probabile buco nell’acqua, dunque. Piove pure.
Parto ugualmente, Iyo è a una ventina di km da Matsuyama dove alloggio. Ho dalla mia 50 anni di osservazione della strana fortuna che mi accompagna nei casi più scemi in cui m’infilo, mi affido a quella.
Alla stazioncina di Iyo non c’è l’usuale punto informazioni, la bigliettaia non capisce l’inglese. Gironzolo in cerca d’ispirazione, ma rassegnato a battere a caso le campagne.
Mi appare il municipio locale, e incredibilmente è aperto (in Giappone si festeggia l’Obon, giorno degli Antenati). Due signorine capiscono che cerco informazioni e ne chiamano una terza, che sorprendentemente comprende la mia esigenza. Mi fa cenno di aspettare e torna dopo un po’ con la mappa catastale della zona, dove è indicata esattamente la casa di Fukuoka.

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La mia copia della mappa catastale, dove in rosa-evidenziatore è indicata la meta

Non riesco a credere a questa notevolissima botta di culo, ché altra definizione non ha.
Vado. Tralascio due cose strane accadute lungo il percorso, magari ne parlerò in forma diversa in futuro.

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Via Fukuoka

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Una piccola parte del famiglione Fukuoka, sulla soglia di casa

Trovato. Busso, mi apre Masato, il figlio maggiore di Masanobu-san, che ora gestisce l’azienda agricola. Avevo letto che non gradisce visite, invece mi accoglie cordialissimo. Forse per il giorno degli Antenati, e purtroppo per tutti Masanobu ora è un Antenato.
Dopo alcune presentazioni, mi lascia omaggiare l’altarino dedicato al padre:

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Sono emozionato. Incredulo. Sorridente. Parecchio in pace, devo dire. Rendere omaggio a chi ha dato molto è la cosa giusta da fare, una delle poche che puoi fare in vita.

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È passato da poco mezzogiorno.
“Noi stavamo andando a pranzo, vieni con noi?”, dice Masato.
“No grazie, non voglio disturbare”.
“Nessun problema, vieni”.
E così, 17° del gruppo, m’aggrego e andiamo in una trattoria a due passi. E faccio provare l’Utensile a Masato, curioso come anche gli altri della mia particolare cavalcatura.

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Pranzo di ferragosto 2014

Alla fine del pranzo ci lasciamo. Masato mi indica le colline del padre, ora sue e della famiglia, e mi permette di andarci a piacimento mio.

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La nipote di Masanobu, Hikari, con me e zio Masato. Lei traduceva.

E fu così che gironzolai per le terre di Masanobu. Ho con me alcuni fili di paglia, come quello della foto di apertura, che ora è sulla bici.

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Riso che cresce bene

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rotafixa

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